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FORUM INTERNAZIONALE PER LA LIBERTÀ DEL TIBET
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Dichiarazione di Torino
TORINO, 26 MAI 2007
 

Riflessione sulla Cina

Nonostante l'immagine che il Partito Comunista Cinese continua a dare del Paese, la realtà della Cina è alquanto diversa. Aumentano le diseguaglianze, la corruzione è sempre più diffusa a tutti i livelli del sistema, la condizione dei contadini, che costituiscono la maggioranza della popolazione, continua a deteriorarsi in termini economici, sociali, ed ambientali, perfino lo stesso sviluppo economico, là dove è presente, non ha affatto migliorato le condizioni di vita e di lavoro della maggioranza dei lavoratori e tutte le libertà fondamentali continuano ad essere negate. 

Proprio per questo, come ammesso dalle stesse fonti ufficiali di Pechino, il livello di protesta sociale diffusa è in constante aumento. A tutto questo si aggiunge la resistenza non violenta degli aderenti al movimento spirituale Falun Dafa, le lotte dei lavoratori che cercano di dar vita a dei sindacati liberi e tanto nel Turkestan orientale quanto nella Mongolia meridionale si stanno riorganizzando I movimenti di resistenza all'occupazione coloniale cinese.

Nel contesto dei rapporti internazionali la politica di Pechino è sempre più aggressiva dal punto di vista politico, economico e militare (l'aumento vertiginoso delle spese per l'apparato militare potrebbe far pensare ad una possibile azione di forza nei confronti di Taiwan).

Il Tibet all'interno del contesto cinese

In questi ultimi anni la politica di Pechino nei confronti del Tibet non è cambiata. Anzi, sotto numerosi aspetti, si è ulteriormente inasprita. Continua massiccio l'arrivo di coloni han. La marginalizzazzione del popolo tibetano è sempre più accentuata in quanto questa non ha tratto alcun beneficio reale dai modesti investimenti del cosidetto "piano di sviluppo delle regioni occidentali" programmato da Pechino.

L'esercizio di tutte le libertà fondamentali, sia civili sia religiose, continua ad essere sostanzialmente negato nonostante le numerose iniziative e prese di posizione di parlamenti e organismi internazionali.

Ed oggi dobbiamo persino assistere impotenti alla deportazione di massa di contadini e pastori nomadi.

Quindi, con rammarico, siamo costretti a prendere atto del sostanziale fallimento di tutte le iniziative politiche e diplomatiche fin qui assunte.  

In particolare constatiamo che, a 18 anni dalla Proposta di Strasburgo (giugno 1988), le scelte del Dalai Lama e del governo tibetano in esilio non hanno prodotto alcun cambiamento reale nonostante le successive concessioni al regime cinese. Giunte sino alla recente rinuncia allo stesso diritto all'autodeterminazione del popolo tibetano (definito nella Dichiarazione del Dalai Lama del 10 marzo 2006, "...uno dei  gruppi più importanti tra le 55 minoranze etniche cinesi"). 

Risulta quindi evidente che il cosidetto "dialogo", da molti enfatizzato, non ha modificato questo quadro ma addirittura fornito a governi e istituzioni internazionali, l'alibi per non dare concreta attuazione ad alcune importanti risoluzioni sul Tibet (vedi Risoluzione del Parlamento Europeo del 6 luglio 2000). 

Una delle più preoccupanti conseguenze di questo approccio è stato un generale calo di tensione nei riguardi della questione tibetana al quale si aggiunge un altrettanto preoccupante disorientamento dei tibetani e dei loro sostenitori ai quali è stato esplicitamente richiesto di sospendere ogni attività di denuncia nei confronti di Pechino. Inoltre in ripetute occasioni lo stesso Dalai Lama e diversi esponenti del suo governo in esilio hanno apertamente sostenuto progetti e proposte quali l'ingresso della Repubblica Popolare Cinese nel WTO e l'assegnazione dei giochi olimpici a Pechino. A questo si aggiunge la dichiarazione del primo ministro Samdhong Rinpoche, che saluta come un fatto positivo per lo sviluppo economico del Tibet, l'apertura del collegamento ferroviario tra Golmud e Lhasa.

Lo scenario fin qui delineato ci impone quindi di :

- appoggiare un movimento unitario per l'indipendenza al quale potremmo offrire tutto il nostro incondizionato sostegno e cooperazione per realizzare le aspirazioni del popolo tibetano ad un Tibet indipendente, dimostrate costantemente negli anni dai coraggiosi attivisti che protestano all'interno del Tibet.

- definire una strategia   adeguata, basata sul diritto all'autodeterminazione del Popolo Tibetano, che   tenga conto delle decisioni già assunte dall'International Conference of the Chushi Gangdruk (December 2006) e dei principi sanciti nella Declaration of Independence of the Nations of High Asia (September 2006).

- unificare in un Fronte Unico tutte le forze di opposizione, politica e sociale, al regime comunista cinese, tanto in Tibet quanto negli altri Paesi dalla Cina illegalmente occupati.

- porre le basi per la creazione di un Sindacato Libero che si batta per garantire ai lavoratori ed alle lavoratrici del Tibet un lavoro dignitoso,una giusta remunerazione e l'esercizio delle   libertà sindacali.

- chiedere a tutti i Paesi Liberi di boicottare i Giochi Olimpici di Pechino 2008.

- esigere dalle Nazioni Unite la condanna dell'occupazione illegale del Tibet, del Turkestan Orientale e della Mongolia del Sud.

- invitare l'Unione Europea a sospendere il cosiddetto "dialogo" con la Cina sino a quando la Repubblica Popolare Cinese non avrà ratificato, ed integralmente applicato, tutte le convenzioni internazionali sottoscritte.

- ricorrere alla Giustizia Universale ed alla Legge Internazionale per porre fine all'impunità sia in Tibet che in Cina.


Torino, li 26/5/2007


Forum Internazionale per la Libertà del Tibet

Palden Gyatso, Jamyang Norbu (Rangzen Alliance), Dhundup Namgyal Khorko, (Dhokham Chushi Gangdruk), Tamdin Choephel (Tibet Culture House), Chime Yungdrung (National Democratic Party of Tibet), Wei Jingsheng (Wei Jingsheng Foundation), Claudio Tecchio (Campagna di Solidarieta con il Popolo Tibetano), Mathieu Vernerey e Sonia Pradine (Alternative tibétaine), Françoise e François Bruxeille, François Corona (Tibet Destination Rangzen), Alan Cantos e Jose Elias Esteve (Comite de Apoyo al Tibet), Larry Gerstein (ITIM), Mario Scotti (Segretario Generale, CISL Piemonte), Paolo Pozzo (Comitato ISCOS Piemonte), Bruno Portigliatti (Unione Buddhista Europea), Antonello Brandi (Laogai Research Foundation Italy), Angelo Montali (Movimento Cristiano Lavoratori), Piero Verni, Claude B. Levenson, Antonio Attisani, Jean-Claude Buhrer


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