TRANSALPINE TIBÉTAINE
 
LA STAMPA - 24/07/2000
"Tibet libero" dal balcone di Galimberti

(CUNEO) Appello dei monaci sfuggiti al carcere

Ieri sera forte messaggio davanti al Festival delle Culture del Mondo


Por Piero Dadone


Il 25 luglio 1943, subito dopo la riunione del Gran Consiglio del fascismo che aveva defenestrato Mussolini, l'avvocato cuneese Duccio Galimberti parlò alla folla dalla terrazza del suo studio per invitare gli italiani a battersi "fino alla cacciata dall'Italia dell'ultimo tedesco invasore". Fu l'inizio della lotta di Resistenza e per questo Duccio Galimberti in seguito fu catturato e ucciso dai fascisti della Repubblica di Salò. Ora la piazza su cui s'affaccia quella terrazza si chiama appunto Duccio Galimberti e ieri sera è tornata a essere teatro della lotta per la libertà. Una qualificata delegazione dei monaci e resistenti tibetani, che in questi giorni stanno compiendo la Marcia per il Tibet da Nizza a Ginevra per revendicare la libertà per il loro popolo da cinquant'anni occupato dalle truppe cinesi, è salita sulla storica terrazza e ha parlato in compagnia delle delegazioni degli artisti che partecipano a Cuneo al Festival delle Culture del Mondo : Zigani, Neneti siberiani, Sri Lanka, Daghestan, Provenza, Messico, Argentina e Brasile.

La marcia per il Tibet era arrivata a Larche, villaggio sul versante francese del Colle della Maddalena, e i monaci tibetani sono stati accompagnati in serata fino a Cuneo approfittando del giorno di reposo previsto per oggi. Si tratta di Réting Tempa Tsering, anziano resistente reduce da 22 anni di carcere nelle galere cinesi e protagonista l'anno scorso di un sciopero della fame a Ginevra ; Ani Pachen Dolma, monaca di 67 anni reduce da oltre due decenni di prigionia ; Gueshe Thupten Tempa, monaco et dottore in filosofia buddista ; Yeshi Phuntsok, presidente del Partito nazionale democratico tibetano e, soprattutto, Palden Gyatso, monaco di 67 anni dei quali 33 trascorsi nelle galere cinesi ed ai lavori forzati, fuggito dal Tibet solo pochi anni fa portando con sé alcuni degli strumenti di tortura coi quali veniva periodicamente seviziato ed autore di une propria biografia molto venduta in tutto il mondo intitolata "Tibet, il fuoco sotto le nevi".

Nonostante la non più giovane età e un così tribolato passato, Palden Gyatso e gli altri resistenti tibetani affrontano i disagi di una traversata a piedi delle Alpi Occidentali accompagnati per un tratto anche dagli yak, i caratteristici ed enomri buoi tibetani, fatti arrivare appostamente su quelle montagne. La sera dormono nei rifugi o sotto le tende e durante il cammino pregano e parlano delle loro esperienze con un folto gruppo di giovani europei che li seguono.

Dalla terrazza Galimberti, Palden Gyatso ha parlato a centinaia di persone sulla piazza, une parte delle quali sedute nella platea e sulle gradinate dell'arena del Festival, altre convenute sul marciapiedi appositamente per l'avvenimento.

P.D.
© La Stampa